Gli studiosi, ubriachi di parole e oscuri significati, tessono un’intricata ragnatela di concordanze. Per loro, la semplice pratica non rientra mai. Rinuncia all’istruzione e il mondo sarà migliore.
Sono in molti a cercare il TAO con l’intelletto. Si beano in migliaia di concordanze, cercano le similarità in tutte le religioni del mondo, esprimo discorsi esperti per ammaliare il pubblico. Ma raggiungerebbero più velocemente la verità se legassero i loro pensieri all’esperienza.
L’intelletto è intrisecamente dualistico. Fa distinzioni, crea nuove connessioni tra i concetti e lo chiama “significato”. Questo tipo di pensiero analitico è estremamente limitato di fronte al TAO, che non è totalmente razionale, non è totalmente quantitativo, non è totalmente descrivibile. Benchè molti di coloro che seguono il TAO siano istruiti, si rendono anche conto che l’intelletto non è che un aspetto in quello che deve essere un approcio multisfaccettato al TAO.
Si dice che si dovrebbe smettere di istruirsi non perché dobbiamo diventare stupidi, ma perchè dobbiamo cercare un livello di coscienza al di là dell’intelletto. Dobbiamo studiare, ma non al punto da perdere l’enfasi sull’esperienza e la meditazione.
Se possiamo combinare l’intelletto e l’esperienza diretta con la nostra mente meditativa, allora non ci sarà alcuna barriera alla percezione senza parole della realtà.
–– Deng Ming-Dao – 365 TAO, Daily Meditations (trad. Paola)

