Archivi categoria: Citazioni

Quanto rumore si è fatto …

Colui che ha il piede palmato piange se le sue dita vengono separate a forza; colui che ha un sesto dito nella mano piange se gli viene morso via. Di questi due, uno ha un dito in più, l’altro un dito in meno, ma la loro sofferenza è identica.

Oggi le persone benevole soffrono per i mali del mondo, mentre le persone non benevole accumulano ricchezze e onori, incuranti della propria natura intrinseca e del proprio destino.

L’intenzione della benevolenza e della giustizia non appartiene alla natura intrinseca dell’essere umano. Fin dai tempi delle Tre Ere, quanto rumore si è fatto intorno a queste virtù!

Estratto da: ZhuangZi, cap. 8 | a cura di A. S. Sabbadini – Ed. Feltrinelli


Riflessione personale


 

Ciò che considero giusto …

Ciò che considero giusto non è ciò che viene considerato benevolenza o giustizia: il giusto è la virtù, semplicemente aderire alla propria natura intrinseca e al proprio destino.

Ciò che considero un buon udito, non è la capacità di udire l’altro: è semplicemente udire sé . Ciò che considero vista limpida, non è la capacità di vedere l’altro: è semplicemente la capacità di vedere sé..

Colui che non vede sé ma vede l’altro, colui che non è contento della propria sorte ma desidera quella di un altro, realizza ciò che appartiene all’altro ma perde ciò che appartiene a lui stesso; realizza ciò che è appropriato all’altro ma non ciò che è appropriato a lui stesso.

–– Zhuangzi, cap. 8 | a cura di A. S. Sabbadini – Ed. Feltrinelli


 

Il pensiero sincronico, Marie-Louise von Franz

Il pensiero sincronico, che in Cina è il modo classico di pensare, è un pensare per campi, per così dire. Nella filosofia cinese questo pensiero si è sviluppato e articolato molto più che nelle altre civiltà; lì la domanda non è perché sia accaduto qualcosa, o quale fattore abbia causato un certo effetto, ma: quali eventi amano accadere insieme, in un modo significativo e nello stesso momento? I cinesi si chiedono sempre: “cosa tende ad accadere insieme nello stesso tempo?” Perciò il centro del loro concetto di “campo” è un istante temporale in cui sono stretti gli eventi…

–– Estratto da: Divinazione e sincronicità – Marie-Louise von Franz, Edizioni Tlon


 

Il VUOTO nel Taoismo, Giangiorgio Pasqualotto

Il più celebre e chiaro riferimento al vuoto che la tradizione taoista ci ha insegnato è quello contenuto al capitolo IX dal DaoDeJing:

“Si ha un bel riunire trenta raggi in un mozzo, / l’utilità della vettura dipende da ciò che non c’è.

Si ha un bel lavorare l’argilla per fare vasellame, / l’utilità del vasellame dipende da ciò che non c’è.

Si ha un bell’aprire porte e finestre per fare una casa, / l’utilità della casa dipende da ciò che non c’è.

Così, traendo partito da ciò che è, si utilizza ciò che non c’è.”

Per poter affrontare il problema del significato filosofico di tale passo, è innanzitutto necessaria una precisazione di ordine lessicale:

  il carattere (wu) non può essere reso semplicemente con “non-essere”. Nelle lingue e nelle tradizioni filosofiche europee il “non-essere” ha infatti, per lo più, da Parmenide in poi, un’accezione metafisica che tende a identificarlo con il Nulla assoluto, con il vuoto totale, puro; invece nelle lingua e nel pensiero cinese il carattere wu significa”non-esserci”, “non”, “senza” (*); non rinvia dunque né al semplice opposto ontologico o logico di “essere”, né a un Nulla o a un Non-essere originario, fondamento e causa prima degli enti, ma rimanda a un’assenza determinata, nel senso di “qualcosa che non c’è”, ovvero a un vuoto determinato, nel senso di “ciò che in qualcosa non c’è”. (…)

In ogni caso wu indica un vuoto determinato, non astratto: non indica un concetto generale, ma segnala sempre la presenza e, come si vedrà, l’efficacia del vuoto-di-qualcosa. Non è un caso, allora, che nel testo sopra riportato il traduttore premetta sempre al termine “non-essere” il pronome “suo”, sottolineando in tal modo che non si tratta del Non-essere in sé e per sé, ma del non-essere diversamente determinato, ossia di un vuoto specifico: di quello del mozzo, di quello del vaso, di quello delle porte e di quello delle finestre.––

– – – – –

(*) È da ricordare che il carattere wu deriva dalla stilizzazione di una balla di fieno e di un fuoco sottostante, ad indicare ciò che rimane dopo l’azione del fuoco: niente. (…) 

–– Estratto da: Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d’Oriente – Giangiorgio Pasqualotto, ed. Marsilio


Gua del mese: luglio 2026 | 44 muta in 33


 

Seguire il TAO | Deng Ming-Dao

Seguire il TAO significa seguire un sentiero di vita. Si tratta di uno stile di vita capace di sostenervi, guidarvi e condurvi attraverso innumerevoli e profonde esperienze. È un sentiero spirituale di gioia e introspezione, libertà e profondità.

Il TAO è dovunque. È letteralmente il movimento di tutta la vita. È senza confini e fluisce in tutte le direzioni. Seguire il TAO ha senso, dal momento che è l’eterno processo che si sviluppa nell’universo. Se nuotiamo in un fiume, dovremmo approfittare della corrente. (segue…)

– Estratto da: Il TAO della vita quotidiana, Deng Ming-Dao – Ed. Tea Due


 

Non chiamatemi seguace del TAO | pensiero della settimana

Seguire il TAO è un compito intensamente personale dove si passa ogni minuto della propria vita con il ritmo universale. Segui il fluido e infinitamente mutevole TAO e sperimenterai innumerevoli meraviglie. Non vorrai null’altro se non essere vuoto davanti ad esso: uno specchio perfetto, aperto a ogni sfumatura.

Se poni un’etichetta a chi sei, vi è una separazione dal TAO. Non appena accetti un attributo di razza, genere, nome o gruppo, definisci te stesso diversamente dal TAO.

Questo è il motivo per cui coloro che seguono il TAO non identificano mai sé stessi con il nome del TAO. Non si curano di etichette, di status sociale o di gradi. Tutti noi abbiamo la stessa occasione di essere con il TAO.

  • Rifiuta le etichette
  • Rifiuta le identità
  • Rifiuta la conformità
  • Rifiuta la convenzione
  • Rifiuta le definizioni
  • Rifiuta i nomi 

–– Deng Ming-Dao – 365 TAO, Daily Meditations (trad. Paola)


Comunicazioni

Serata Aperta sulla Pratica Oracolare | Giovedì 7 maggio ore 20:30 – Zoom


Per chi fosse interessato, Giovedì 23 maggio ore 20:30 su Zoom, terrò un incontro su “L’Astronomia dell’Astrologia”


 

La gatta | Deng Ming-Dao

Estratto da “Il taoista errante” di Deng Ming-Dao, ed. Il Punto d’Incontro


“I taoisti sono grandi naturalisti. Studiano gli animali per comprendere il modo in cui essi si mantengono sani e vicini al divino. Tutto quello che facciamo qui sulle montagne è semplice e naturale e non è molto diverso da quello che fanno gli animali. Ma l’attività degli animali molto spesso è percepita in modo diverso dalle persone comuni rispetto ai taoisti.

“I taoisti dei primi tempi, aspiravano a rimanere sani e a ritardare l’invecchiamento. Erano convinti che l’invecchiamento delle persone era causato dalla fuoriuscita dell’energia interiore. Per trovare il modo di trattenerla nel corpo, trassero ispirazione dagli animali come la nostra gatta. Conclusero che un animale trattiene l’energia all’interno perché dorme arrotolato, chiudendo in maniera efficace l’ano e gli altri passaggi da cui può uscire l’energia. Questo è il modo in cui dorme la gatta.

“Guardate ora l’addome che si alza e si abbassa delicatamente. Il respiro del gatto avviene in modo naturale e facile. I taoisti scoprirono e confermarono che respirare completamente fino a riempire l’addome è una cosa salutare.

“Lei si sveglia istantaneamente, non come gli uomini che sono pigri, assonnati e rigidi. Guardate come si stira. Anche la gatta conosce la ginnastica e la usa per mantenere in forma il suo organismo. I taoisti sanno che l’esercizio fisico è necessario per mantenere la buona salute.

“E quando la gatta si ammala? In fondo, mangia solo topi e ratti che sono entrambi animali molto sporchi. Lei integra la dieta con piante ed erbe in modo da ripulire l’organismo.

“Infine la gatta è spirituale: medita. Quando siede sul davanzale della finestra o di fronte alla tana di un topo è immobile e concentrata proprio come i nostri maestri. L’avete vista quando aspetta un topo. Nulla la distrae. La sua mente è fissa in un punto. Può stare quasi un giorno intero davanti alla tana finché il topo esce e lo cattura. Yin e yang. Perfetta immobilità e concentrazione, e perfetta azione e forza.

“La gatta non ha bisogno di maestri. lei stessa ci insegna: conserva l’energia, conosce l’arte della respirazione, si guarisce da sola e applica la concentrazione meditativa. Studia la gatta. Tutto quello che devi sapere, lei lo sa già.”


 

Lavoro | pensiero della settimana

Il taglialegna lavora in tutte le stagioni. Spaccare la legna è sia azione che inazione.


Anche quando nevica, il taglialegna deve spaccare la legna. Se non lo facesse, lui e la sua famiglia non starebbero al caldo e quelli che dipendono da lui non sopravviverebbero.

Ma il taglialegna non lavora in modo frammentato; lavora in concerto con le stagioni. Lavora duramente per fare scorta di ceppi prima che arrivi il primo freddo, così da avere solo da spaccarli poi in piccoli pezzi. Il lavoro sembra allora leggero in quella stagione, ma lo è poiché è stato industrioso nella precedente.

Quando spacca la legna, piazza il ceppo su una base e solleva l’ascia. Poi, però, deve colpire il ceppo secondo la venatura e lasciando che l’ascia si abbatta con tutto il suo peso: se cerca di fendere non sguendo la venatura, sprecherebbe il suo sforzo; se cerca di aggiungere forza al movimento dell’ascia, non otterrebbe nulla.

Come il taglialenga, tutti noi possiamo trarre beneficio dal lavorare secondo le circostanze della stagione. Che riguardi il momento o il metodo, il vero lavoro è metà iniziativa e metà sapere come lasciare che le cose procedano da sé.

–– Deng Ming-Dao – 365 TAO, Daily Meditations (trad. Paola)