Un tempo il lottatore era robusto come un toro. Amava flettere i suoi enormi avambracci unti d’olio prima di sconfiggere con gioia gli avversari. Ma ora la pelle fragile si tende sulle ossa, e il respiro affannoso è solo un’ombra del suo ruggito virile.
In ogni momento della vita, è prudente riflettere sulla natura della bravura. Se ne possiedi una, gloriatene e usala con saggezza e compassione. Ma non dovresti pensare di essere proprio tu a fare quelle cose. Quella forza l’hai in prestito. Non è tua. È un dono, qualcosa qui per te finchè hai la fortuna di averla. Una volta andata, non ci saranno più vittorie e sarai bloccato con quel corpo e quella mente. Quando vieni umiliato, che cosa se n’è andato? Tu sei ancora qui, qui a sentire la sofferenza di non essere capace di fare ciò che un tempo eri in grado di fare… a meno che non impari a esecitare la tua bravura senza identificarti con essa.
Coloro che mancano di imparare questa lezione diventano dei vecchi amareggiati. Imprecano alla via. Perdono la fede. Questo perché avevano posto tutta la loro auto-stima nelle loro abilità e non in chi essi erano.
È per questo che è bene meditare, e accumulare non vittorie ma l’esperienza di quelle vittorie. Assaporale. Nessuno potrà mai togliertele.
È l’esperienza che viene dalla bravura, non la bravura stessa, che ha valore.––
–– Deng Ming-Dao – 365 TAO, Daily Meditations (trad. Paola)

